Principi giuridici ed etici · Lezione 3 di 3
Etica dell'esaminatore
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La competenza tecnica non basta a rendere un esaminatore degno di fiducia. Tribunali, datori di lavoro e clienti fanno affidamento sulle risultanze dell'esaminatore proprio perché non possono verificarne personalmente il lavoro, e tale affidamento è giustificato solo se l'esaminatore è imparziale, competente e onesto. Queste tre qualità sono messe alla prova non tanto da dilemmi eclatanti quanto da situazioni quotidiane: un'ipotesi sul caso appresa troppo presto, un cliente che lascia intendere la possibilità di ulteriori incarichi, una domanda appena al di fuori delle proprie competenze. Il modo in cui presentare per iscritto risultanze, limiti e grado di certezza è trattato nel Modulo 7.
Imparzialità e indipendenza
Imparzialità significa giungere a conclusioni sulla base delle prove, non in funzione di chi ha posto la domanda o di chi paga per la risposta. Indipendenza significa essere liberi da relazioni o interessi che potrebbero influenzare, o apparire tali da influenzare, quel giudizio. Un esaminatore dipendente della polizia, incaricato da un avvocato difensore o assunto da un'azienda ha lo stesso dovere: accertare ciò che mostrano i dati. La norma ISO/IEC 17025, lo standard internazionale per la competenza dei laboratori di prova e di taratura secondo il quale sono accreditati molti laboratori forensi, richiede ai laboratori di identificare e gestire i rischi per la propria imparzialità.
Dovere nei confronti di chi accerta i fatti
Il soggetto chiamato ad accertare i fatti è chiunque decida in merito ai fatti: un giudice, una giuria, un arbitro, un tribunale o, in un caso interno, la persona che decide sull'azione disciplinare. In molti ordinamenti giuridici, un esperto che depone ha un dovere nei confronti del tribunale che prevale su qualsiasi obbligo verso la parte che gli ha conferito l'incarico o lo retribuisce. Anche laddove ciò non sia previsto dalla legge, rimane il fondamento dei codici professionali: l'esaminatore è al servizio dell'accertamento dei fatti, non della tesi di una delle parti.
Obiettività e bias cognitivi
Il bias non è disonestà. È la normale tendenza del giudizio umano a essere plasmato dalle aspettative e riguarda gli esaminatori esperti tanto quanto i principianti. Tre forme sono particolarmente rilevanti.
- Bias di conferma: cercare i dati che sostengono ciò che si crede già e attribuire loro maggiore peso, trovando invece giustificazioni per scartare quelli che non lo sostengono.
- Bias contestuale: lasciarsi influenzare da informazioni non necessarie al compito tecnico, come una confessione, i precedenti di un sospettato o un'opinione fortemente sostenuta dal cliente.
- Ancoraggio: fare eccessivo affidamento sulla prima spiegazione o sul primo dato incontrato.
Le misure di mitigazione sono pratiche e consolidate:
- Partire dalle domande, non dalle conclusioni. Formulare il compito come "questo file è stato copiato e, in caso affermativo, come?", non "dimostrare che è stata lei a copiarlo".
- Considerare ipotesi alternative. Per ogni risultanza, chiedersi cos'altro potrebbe spiegarla: un altro utente, un malware, un processo automatico, un dispositivo sincronizzato, un orologio errato. Cercare di confutare la spiegazione che si ritiene più probabile.
- Documentare prima di conoscere l'ipotesi sul caso. Ove possibile, registrare le osservazioni ricavate dai dati prima di leggere altre prove o l'ipotesi degli investigatori e ricevere le informazioni di contesto solo quando necessario. Questo approccio è noto come svelamento sequenziale (sequential unmasking).
- Utilizzare la verifica in cieco. Un secondo esaminatore ripete i passaggi fondamentali senza conoscere il primo risultato o la risposta attesa.
- Utilizzare la revisione tra pari. Un collega esamina gli appunti, il metodo e le conclusioni prima che la relazione venga emessa.
Competenza e limiti delle conoscenze specialistiche
Gli esaminatori devono operare entro i limiti di ciò che la loro formazione e le loro attrezzature consentono di fare. Uno specialista di informatica forense potrebbe non essere competente per recuperare dati da un chip di memoria danneggiato, esaminare il sistema di infotainment di un veicolo o interpretare documenti contabili. Essere competenti significa anche utilizzare metodi e strumenti validati (ISO/IEC 27041), mantenere aggiornate le proprie conoscenze con l'evoluzione dei sistemi operativi e delle app e dichiarare "questo esula dalle mie competenze" quando è così. Accettare un lavoro che non si è in grado di svolgere correttamente è una mancanza etica, non soltanto tecnica.
Onestà, riservatezza e conflitti di interesse
Onestà significa riferire ciò che è stato rilevato, comprese le risultanze che non favoriscono la parte che ha conferito l'incarico: le risultanze a discarico (Modulo 1) devono essere riportate con la stessa chiarezza di quelle a carico. Significa anche non formulare affermazioni eccessive. "Il file è stato aperto dall'account _jsmith_" non equivale a "John Smith ha aperto il file", e nessuna relazione deve esprimere una certezza maggiore di quella supportata dai dati (Modulo 7).
Riservatezza significa limitare l'accesso alle informazioni sul caso, alle prove e alle risultanze a chi ne ha diritto, sia durante sia dopo il caso. Esiste un conflitto di interesse quando altri interessi o relazioni dell'esaminatore potrebbero influire sul suo giudizio o ragionevolmente apparire tali da influirvi.
| Situazione | Rischio | Risposta appropriata |
|---|---|---|
| L'esaminatore ha lavorato in passato per l'organizzazione oggetto dell'indagine | La lealtà o le conoscenze interne condizionano le risultanze | Dichiararlo prima di accettare; rifiutare se non è possibile dimostrare l'indipendenza |
| Un amico o un parente è coinvolto nel caso | Un interesse personale nell'esito | Rifiutare l'incarico |
| Il compenso dipende dall'esito del caso | Un interesse finanziario in un determinato esito | Rifiutare compensi legati all'esito per l'attività di esperto |
| L'esaminatore detiene azioni di una delle parti | Un interesse finanziario, o la sua apparenza | Dichiararlo e rifiutare se l'interesse è significativo |
In caso di dubbio, dichiarare il conflitto. Un conflitto dichiarato e valutato può essere gestito; uno scoperto in seguito può distruggere la credibilità di un esame altrimenti solido.
Gestione delle pressioni
Le pressioni raramente si presentano come una richiesta esplicita di mentire. Si manifestano sotto forma di una scadenza ravvicinata, di un cliente che afferma "sappiamo che è stato lui, ci serve solo la prova", di un responsabile che chiede di eliminare un paragrafo o di un avvocato che vuole una risultanza formulata in termini più netti. Risposte utili:
- Mantenere la discussione sulle domande e sui dati e registrare qualsiasi richiesta che modificherebbe una risultanza.
- Correggere gli errori effettivi e migliorare la chiarezza, senza però eliminare o riformulare le risultanze in modo da cambiarne il significato.
- Mettere per iscritto i limiti, affinché non possano essere omessi senza che ciò venga notato.
- Se le pressioni continuano, rivolgersi a un superiore, al responsabile della qualità o a un organismo professionale ed essere pronti a rinunciare all'incarico.
Codici di condotta professionale
Gli organismi professionali, i sistemi di certificazione e i regolamenti giudiziari per gli esperti pubblicano codici di condotta. Le formulazioni differiscono, ma i principi fondamentali sono comuni: agire con integrità e imparzialità, operare entro i limiti delle proprie competenze, mantenere aggiornate le proprie conoscenze, tutelare la riservatezza, dichiarare i conflitti, riferire onestamente anche i limiti e anteporre il dovere verso chi accerta i fatti agli interessi del cliente. Una violazione può comportare la perdita della certificazione, l'esclusione dall'attività di esperto o responsabilità giuridica.
Un esempio svolto: un dilemma etico
Rafael Costa, un esaminatore indipendente, viene incaricato dagli avvocati di Vesta Analytics, che ha licenziato un dipendente con l'accusa di aver copiato codice sorgente. Durante la prima telefonata, gli avvocati illustrano la propria ipotesi e aggiungono che una relazione convincente "porterebbe ad altri incarichi". Durante l'analisi, Rafael scopre che la copia è stata effettuata da una postazione di lavoro situata in un altro edificio, mentre i registri del controllo degli accessi collocano il dipendente in una riunione.
- La pressione: una ricompensa implicita per un risultato favorevole e un'ipotesi sul caso appresa prima dell'analisi.
- Il dovere: la risultanza è potenzialmente a discarico e deve essere riportata, insieme a ciò che dimostra e a ciò che non dimostra.
- La risposta: Rafael documenta la risultanza, verifica altre spiegazioni come errori degli orologi e sessioni remote, chiede a un collega di verificare in cieco i passaggi fondamentali e informa tempestivamente gli avvocati per iscritto, anziché sorprenderli con la relazione finale.
Se gli avvocati gli chiedono di omettere la risultanza, rifiuta. La sua relazione può deludere il cliente, ma è l'unico tipo di relazione che reggerà a un esame critico.
Focus sull'esame: Le domande vertono spesso sulla differenza tra imparzialità e indipendenza e sulla regola secondo cui il dovere prevalente di un esperto è verso il tribunale o chi accerta i fatti, non verso la parte che paga. Riconoscere il bias di conferma, il bias contestuale e l'ancoraggio, nonché le relative misure di mitigazione: domande neutrali, ipotesi alternative, documentazione prima di conoscere l'ipotesi sul caso (svelamento sequenziale), verifica in cieco e revisione tra pari. Aspettarsi scenari riguardanti conflitti di interesse e relativa dichiarazione, compensi legati all'esito, attività al di fuori delle proprie competenze, comunicazione delle risultanze a discarico e risposta alle pressioni per modificare una relazione.